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  • IL MUSEO DI LORENZO

    31 ago 2010

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    Tratto da “La Nazione” di oggi 31 Agosto 2010
    di Gianfranco Beni

    Al Museo degli Organi «Santa Cecilia» di Massa Marittima il prezzo del biglietto di entrata per i politici in carica è più del doppio rispetto a quello dei comuni cittadini.
    Unico in Italia per la natura degli oggetti esposti, antichi organi meccanici e diversi clavicembali e fortepiani, questo museo aperto nel 2002 su iniziativa personale di Lorenzo Ronzoni detiene perciò la caratteristica anch’essa più unica che rara di non concedere ingressi omaggio ai politici. Quattro euro il biglietto normale, tre il ridotto, 10 invece quello per gli amministratori in carica, come recita il cartello all’ingresso dei tre saloni.

    Ronzoni, perché e da cosa deriva questa distinzione?
    «E’ una particolarità che risale al momento dell’apertura allorchè la proposi all’amico giornalista Enzo Biagi, che purtroppo non potè presenziare alla cerimonia inaugurale per la perdita della propria figlia. Ricordo che trovò la cosa simpatica e sorrise dicendomi che tanto non ne sarebbe venuto alcuno…. Detto fatto».

    Come reagiscono i visitatori normali?
    «La maggior parte di loro plaude e festeggia il cartello di ingresso dimostrando di essere stanchi dei privilegi riservati ai politici che già percepiscono elevati stipendi».

    Perché ha scelto Massa Marittima quale sede del suo museo?
    «E’ stata una scelta dettata dalla bellezza di questo territorio in cui domina ancora, ma forse per poco, la storia e l’architettura. Pensavo di esser arrivato in un’isola felice, purtroppo devo constatare di ritrovarmi in un paese come tanti altri in cui il concetto di bellezza non viene più tenuto in considerazione».

    Quali sono i pezzi pregiati del museo?
    «Gli strumenti esposti vantano un raro esemplare di organo portativo di Carlo Traeri del 1686. Un organo positivo di Agostino Traeri del 1756. Due strumenti del Seicento Emiliano e dell’Italia centrale. C’è poi anche un magnifico esempio d’arte napoletana del 1742 di Domenico Magino e ancora un imponente organo siciliano del 1771 di Gaetano Platania».

    E poi, cos’altro si può trovare in questo scrigno nascosto?
    «Nel museo è documentata l’evoluzione tecnologica, stilistica e di gusto del pianoforte con un clavicembalo italiano a due registri della seconda metà del Seicento con dipinto a olio di scuola romana sulla parte interna del coperchio. Un fortepiano italiano a coda della fine del XVIII secolo, tre fortepiano a coda».
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  • SIENA, IL PALIO E LE TARSIE DEL DUOMO

    16 ago 2010

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    La più antica delle tarsie del Duomo pare sia quella che rappresenta la Lupa senese circondata dai simboli delle città alleate (1373).

    Le città alleate (che, a quel tempo, costituivano la Tuscia) sono otto ed ognuna di esse è rappresentata da un animale: Arezzo (il cavallo), Firenze (il leone), Lucca (la pantera), Orvieto (l’oca), Perugia (la cicogna), Pisa (la lepre), Roma (l’elefante), Viterbo (l’unicorno).

    Tale iconografia, a sua volta, è inscritta in un grande quadrato agli angoli interni del quale sono rappresentate altre quattro importanti città, simboleggiate anch’esse da altrettanti animali: Grosseto (il grifone), Volterra (l’aquila), Pistoia (il drago), Massa Marittima (il leone con i gigli, in alto a sinistra nella foto).

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  • DA VISITARE A CASOLE D’ELSA

    15 lug 2010

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    Direte, chi è Marco Romano?
    Ebbene è un grandissimo e molto misterioso scultore che ha lavorato all’alba del 300.
    Marco Romano fa parte di quel filone di cultura gotica, permeata di classico, che risponde allo stile drammatico e sregolato, quasi gridato, del grande Giovanni Pisano; eppure gli anni non sono distanti (Giovanni muore nel 1315).
    Con Marco Romano resta la stessa capacità vitalistica che innerba la pietra, ma ricomposta dentro una misura sorprendentemente e precocemente classica.
    La sua è una dialettica decisiva che s’innesca tra temperamenti irregolari e quelli più portati a stringere l’emergia della scultura dentro un ordine; è la stessa che si rinnova un secolo dopo tra Donatello e Brunelleschi, ma che pervade un po’ tutta la storia dell’arte italiana.

  • MACCHIAIOLI A MONTEPULCIANO

    28 giu 2010

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